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Associazione Culturale "SALVE BOLIVIA" Il nostro obiettivo è quello di: "Difendere e Diffondere il Folklore,

la Musica e la Cultura Boliviana in quanto essi rappresentano alcune delle più grandi ricchezze del nostro paese e sono parte integrante delle espressioni culturali della nostra identità nazionale".

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Presentazione di Felipe Rossel nel Bar Aurora (Ora) 8 maggio 2009. La "Cueca de la Unidad"

 
           
 

CAPORALES

CAPORALES

“Los Caporales” è una danza che appartiene al neo-folclore boliviano, presentata per la prima volta dai fratelli Estrada-Pacheco agli inizi degli anni 70’; in sé racconta di un personaggio dell’epoca coloniale, “il caporale” (caposquadra) che era un uomo mulatto nominato per comandare sugli schiavi, a posta questo indossava un abbigliamento appariscente, in una mano una frusta e degli stivali pieni di sonagli per infondere timore. Il ritmo si ispira nella musica dei discendenti degli schiavi africani attualmente nella regione calda di Yungas in Bolivia. E’ così che questa danza e il suo ritmo coinvolgente è diventata un’importante espressione del folklore Boliviano in nostri giorni.

 

MORENADA

MORENADA
 
 

La Morenada è una delle danze più rappresentative della cultura occidentale della Bolivia.
La storia racconta che a partire del 1570, la Corona Spagnola, col fine di mantenere la sua brutale egemonia in America e il suo splendore imperiale in Europa, adopera schiavi neri per le miniere d’argento “Sumac-Orco” in Potosí (Bolivia) sotto un terribile sistema di lavoro forzato; essi non sopportarono il lavoro nelle miniere e furono così trasferiti per essere riutilizzati nel coltivo della foglia di coca.

La Morenada rappresenta il trasferimento degli schiavi africani dalle miniere alle calde terre della regione di Yungas (La Paz, Bolivia). E’ il popolo aymara, originario di queste terre, testimone oculare che vuole ricordare questo triste episodio in una danza, la Morenada.

DIABLADA

DIABLADA

La Diablada è una delle più colorate e originali danze della Bolivia.
Il diavolo è il simbolo del Carnevale di Oruro, manifestazione dichiarata nel 2001 Patrimonio Orale e Intangibile dell'Umanità da parte dell’Organizzazione per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO).
E 'nata durante la colonia Spagnola, come una rappresentazione della lotta tra il bene e il male.
Nel diciottesimo secolo, i minatori di Oruro decisero: d’una parte, dichiarare la “Virgen de la Candelaria”come Madre protettrice dei lavoratori e dall’altra parte decisero di danzare come diavoli, per non provocare l'ira del "TIO" della miniera, essere  soprannaturale, considerato proprietario dei metalli che può fornire ricchezze o morte all’interno della miniera.

La danza della diablada suggerisce un mondo profondamente legato con il culto del male, il Dio andino "Supay", da "Huari" dio della montagna, e il Diavolo della liturgia cattolica.
La diablada riflette il sincretismo religioso attraverso sontuose forme e colori, che nel corso del tempo ha guadagnato popolarità.

 

 
 

TINKU

TINKU

 

 

La danza del Tinku ha origine in Bolivia a Potosí (Potosí è una città, che nel suo periodo migliore 1600, fu la città più famosa al mondo per le sue montagne ricchissime di argento e oro).

La parola “tinku” vuol dire incontro, cioè lotta tra le comunità antagoniste diventando così protagoniste di questo rituale millenario, il quale risale al periodo pre-Incaico, inseguito al collasso dell’impero di Tiwanaku.

La danza del tinku è la rappresentazione del rito del tinku, duelli tipici di questa regione i quali venivano effettuati soprattutto in venerazione alla Dea Pachamama o Madre Terra, che in cambio di doni di prodigalità e abbondanza nel raccolto, richiedeva grandi sacrifici di sangue. Inoltre molti lottavano per simboleggiare il maschilismo, altri in difesa dei propri terreni o per la propria donna.

Nel rito del tinku, come in altri riti delle culture andine che venerano gli dei della natura e in particolare alla Madre Terra “Pachamama”, le popolazioni andine realizzano da millenni, il rito sacro del “Pijchu” ovvero masticare le foglie di coca, perche è una forma di ringraziamento sacro verso la Madre Terra per aver fornito una pianta molto utile soprattutto nel campo della “medicina andina” e il cui uso saggio, da parte dei medici andini, per secoli e fino ad oggi ha guarito milioni di persone.

Lo strumento tipico in questa danza è il charango, specie di piccola chitarra, il cui origine si trova nella stessa città di Potosì. I costumi di questa danza sono bordati finemente da loro stessi e simboleggiano piccole caratteristiche della natura (animale, vegetale ed anche simboli delle costellazioni seguendo la cosmologia andina).

 

 

 

 

 

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